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G7: Allarme recessione

Febbraio 10, 2008

La crescita globale rallenta a causa di “una congiuntura economica più difficile e incerta” con gli Usa in ulteriore fase di deterioramento”. E’ lo scenario, piuttosto preoccupante che i ministri delle finanze e i
governatori delle banche centrali dei Sette Grandi si sono trovati sul tavolo all’inizio della riunione del G7 di Tokyo, dedicata nella sua prima parte all’esame della crisi finanziaria mondiale.

L’analisi ancora negativa si legge in una delle bozze disponibili della nota finale attesa al termine della riunione. Quanto agli Stati Uniti, “la crescita di produzione e occupazione è rallentata considerevolmente e i rischi di frenata sono aumentati”. Il mercato immobiliare, inoltre, “subirà un ulteriore rallentamento”.

Nella bozza, inoltre, si invitano le banche a far emergere tutto le perdite legate ai prodotti strutturati sui mutui subprime e i paesi produttori di petrolio ad aumentare la produzione.

Pessimista si è detto anche il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa: “C’è un clima di maggior preoccupazione rispetto a quanto registrato ad ottobre e in altre riunioni internazionali successive. La mia impressione è che la fase in cui ci troviamo da molti mesi possa peggiorare e che la crisi non sia terminata”.

All’incontro, ha partecipato anche il governatore di Bankitalia Mario Draghi, in qualità di presidente del Financial Stability Forum (Fsf): “Bernanke (il governatore della Federal Reserve, ndr) ha parlato dell’interconnessione tra economia reale e finanza. Finchè i prezzi delle case in Usa continuano a scendere non si possono fare previsioni”.


L’organismo, voluto dal G7 nel 1999, sta lavorando, in particolare, sulle agenzie di rating, accusate di aver aggravato la crisi finanziaria e sulla trasparenza dei bilanci delle banche.

Il G7, che riunisce Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada, discuteranno oltre al tema della crisi, delle prospettive economiche in Asia, della necessità di sostenere una maggiore flessibilità dei tassi di cambio e delle iniziative contro il global warming.

da La Repubblica 

Borse in Rosso

Febbraio 6, 2008

Chiusura in profondo rosso per la Borsa giapponese, dopo i timori innescati dal pessimo dato Usa sull’indice Ism servizi, che ieri ha fatto crollare tutti i listini mondiali. Tale indice è infatti scivolato al livello più basso da cinque
anni. Il Nikkei sul finale ha accusato un tonfo del 4,7% attestandosi a 13.099,24 punti. Intanto la Borsa di Hong Kong ha chiuso con un pesante calo la sessione odierna, durata soltanto mezza giornata in occasione delle festività del capodanno lunare. L’indice Hang Seng delle blue chip ha registrato una perdita del 5,4 per cento, dopo che nella seduta il calo aveva raggiunto anche il 6%. A influire sui risultati delle Borse asiatiche sono i crescenti timori di una recessione negli Stati Uniti, confermati dal calo registrato ieri a Wall Street. Martedì sera il Dow Jones ha perso il 2,93% e il Nasdaq il 3,08%. Si tratta del peggior ribasso per il Dj dal 27 febbraio 2007. Tra le azioni, le Nyse-Euronext hanno accusato un tonfo del 14,14% nel giorno della pubblicazione dei conti 2007. Premiate invece le News Corp (+0,60%) per i buoni numeri di bilancio.

Petrolio in calo, a quota 87,88 dollari sul mercato elettronicohe fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York. Il prezzo del greggio con consegna a marzo è in calo dello 0,6%. Questa mattina a Singapore il petrolio light per consegna a marzo è stato trattato a 88,21 dollari a barile, con un ribasso di 0,20 dollari sul prezzo di martedì sera a New York, dove era sceso a 88,41 dollari con un ribasso di 1,61 dollari.